Aneb Associazione Nazionale di Ecobiopsicologia

Gioco di specchi - "Riflessioni" tra Natura e Psiche

di M. Pusceddu
Ed. Paolo Emilio Persiani, Bologna, 2010

PUSCEDDUIl libro di Maria Pusceddu colpisce, già al primo sguardo che un potenziale lettore rivolge all’indice, per una peculiarità: non è confinabile in una branca specialistica, in quanto il suo contenuto percorre in modo trasversale diversi campi del sapere. Non è nemmeno un testo posto semplicemente a ‘ponte’ fra discipline diverse e distanti, con lo scopo di trovare possibili convergenze fra queste. Non è, infine, solo un’opera rivolta alla creazione di un eclettismo culturale. Maria Pusceddu, una biologa approdata attraverso un complesso cammino alla psicologia ed alla psicoterapia, non si è fermata al già difficile compito di cogliere punti di contatto fra scienze naturali e scienze definibili come ‘umane’, o di individuare prospettive nuove di indagine sul tema del rapporto mente-corpo. L’instancabile desiderio di studiare l’uomo non solo come unità mente-corpo, ma come soggetto che vive in una società e in un ambiente naturale l’ha portata all’incontro con l’Ecobiopsicologia, disciplina della complessità, disciplina per la quale guardare all’uomo, alla società ed alla natura in una triplice prospettiva (cioè psicologica, biologica e ambientale) non è solo una intuizione intellettuale, ma è un metodo rigoroso, costantemente soggetto a verifica, a dibattito, a ricerca di nuove prospettive evolutive. Il testo spazia dalla fisica alla psicologia, dalla biologia all’antropologia e allo studio dei riti, dei miti, delle tradizioni religiose attraverso cui l’uomo ha da sempre cercato di comprendere il senso profondo di se stesso, del mondo, del divenire. Tre concetti fondamentali, però, uniscono in una rete dotata di senso i diversi contenuti. Il primo di questi è l’idea di evoluzione: dal Big Bang all’uomo, dalle forme di vita più primitive fino a Homo sapiens, dalle culture antiche fino alla tecnologia moderna si snoda un percorso accidentato, complesso, pieno di svolte, di crisi, di accelerazioni e di tragedie, ma che comunque lo si voglia guardare possiede un senso, un senso in parte noto, in parte ancora da scoprire, ma comunque presente. Il secondo è la nozione di trasformazione: leggendo il testo di Maria Pusceddu il vecchio adagio secondo il quale nulla si distrugge e tutto si trasforma cessa di essere un luogo comune, e diventa un processo scientificamente indagabile, psicologicamente motivante, e spiritual-mente significativo. Il terzo, infine, è l’amore per la conoscenza, che l’autrice sperimen-ò, come ci racconta, fin dai primi anni di vita, e che l’accompagnò come gioco (ma terribilmente serio) per tutta l’esistenza. Una filosofia, un amore per Sophia, per la conoscenza, per la scienza, per l’indagine a tutto campo che spinge non solo a studiare, ma a ‘partecipare’, sperimentandoli in prima persona, i processi e le leggi che sottendono l’evoluzione e la trasformazione di ciò che esiste. Leggere il libro vuole dire, per il lettore, iniziare un viaggio. Un viaggio in cui risuona l’ambizione dantesca a ‘non viver come bruti’, e a fare della conoscenza una virtù alimentata da due componenti: una curiosità sempre infantile, e un rigore che è una componente della saggezza.

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