Aneb Associazione Nazionale di Ecobiopsicologia

Demetra-Core-Persefone

TESINA
Autrice: Dott.ssa Monica Panzeri*
Relatore: Dott.ssa Milena Porcari

270px-FredericLeighton-TheReturnofPerspephone1891Lettura in chiave ecobiopsicologica dell’evoluzione femminile, entro una visione iniziatica che lega tra loro mito, sogno e sintomi psicosomatici di un’adolescente che si affaccia alla vita.

Il presente lavoro intende analizzare un particolare momento dello sviluppo femminile attraverso il riferimento al mito di Demetra e Persefone e alla teoria di Neumann delineata nel testo "La Psicologia del Femminile".

Il materiale presentato si intreccia con la descrizione di un sogno personale (dal collettivo - il mito - all’individuale – il sogno -) che pare rielaborare, in chiave moderna, gli elementi salienti del mito sopraccitato e con un primo e unico colloquio clinico con una giovane paziente in cui sono emersi alcuni sintomi psicologici e psicosomatici correlabili alla stessa tematica. La complessa e reciproca interazione tra elementi psichici e corporei, individuali e collettivi viene analizzata attraverso il metodo dell’Ecobiopsicologia.

Il mito: grande sogno dell’umanità
Carl Gustav Jung definisce il mito "grande sogno dell’umanità": le immagini dei sogni, infatti, sono le stesse dei miti, poiché attingono a fattori archetipici comuni. Proprio per questo tali immagini hanno valore universale ed è così possibile rintracciare matrici comuni in miti, o sogni, appartenenti alle più lontane e disparate culture, dall’antica cultura greca a quella degli indiani d’America. Nel volume "L’uomo e i suoi simboli" Jung afferma: "La mente dell’uomo possiede una sua storia particolare e la psiche conserva molte tracce residue degli stadi anteriori del suo sviluppo. In più, i contenuti dell’inconscio esercitano un’influenza formativa sulla psiche. Consciamente noi possiamo anche ignorarli, ma inconsciamente rispondiamo ad essi e alle forme simboliche – compresi i sogni- attraverso le quali si vengono esprimendo".
Nel mito di Demetra e Core, tipicamente matriarcale, Demetra è la madre della fanciulla Core avuta dal fratello Zeus. Un legame molto stretto univa madre e figlia. Un giorno Core, mentre coglieva dei fiori con altre compagne, viene rapita da Ade, dio dell’oltretomba e signore dei morti, che la porta nel suo regno e la rende dea degli inferi. Il rapimento si compie grazie al volere di Zeus che aveva dato il suo consenso ad Ade per compiere la violenta azione amorosa.
Demetra, accortasi che Core era scomparsa, per nove giorni corre per tutto il mondo alla ricerca della figlia, ma per quanto cerchi, non riesce a trovarla. Alla fine Zeus, supplicato dai mortali e dagli dei stessi, ordina a Ade di rendere Persefone alla madre, ma a causa di un inganno teso da quest’ultimo ciò accadrà per soli sei mesi all’anno. E’così che Demetra decreta che nei sei mesi che Persefone resta nel regno dei morti nel mondo calerà il freddo e la natura si addormenterà (autunno-inverno), mentre nei restanti sei mesi la terra rifiorirà (primavera- estate).
Sogno: il mito si fa esperienza soggettiva
Riporto ora un sogno che feci qualche anno fa, più precisamente nel 2002. Il riferimento temporale è importante per meglio cogliere il vissuto collettivo di paura (terrore) e impotenza di fronte all’avanzare di un nemico pubblico- il terrorismo a matrice islamica- che a seguito dell’attacco alle Torri Gemelle si è ampiamente diffuso nella coscienza occidentale.
Mi trovavo allora in un momento particolare della mia analisi personale, in cui il tema della ricerca della mia identità come persona, ma ancor più come donna, era diventato, da qualche seduta, il centro del lavoro psicoterapico. E’ in questa cornice, individuale e collettiva, che ho dato voce a questo sogno, manifestando la mia sorpresa nel cogliere alcune evidenti analogie con un racconto mitologico a me allora sconosciuto.
Il sogno è questo: "Mi trovo in un luogo imprecisato. E’ giorno. Improvvisamente avverto una sensazione di pericolo a cui segue il mio rapimento per opera di un uomo scuro in volto, stranamente vestito, che io identifico come islamico- arabo o marocchino-. Senza possibilità di reagire vengo condotta in una caverna sotto terra, forse un’abitazione tipo loft. C’è umido, filtra pochissima luce. So che fuori mia madre si dispera perché cosciente di quanto successo".
Le analogie con il mito sopra descritto sono più che evidenti: il rapimento, il regno degli inferi (l’abitazione sotto terra), il dio degli inferi, autore del rapimento (l’uomo islamico), la disperazione della madre (Demetra). Il momento saliente del mito e anche del sogno è il rapimento, atto violento che crea rottura e sofferenza, ma che assurge a momento di crescita ed emancipazione dalla figura materna: passaggio necessario affinché l’incontro con l’Altro possa avvenire. Ciò trova riscontro nel testo di Neumann che ho citato, che descrive gli stadi evolutivi che permettono alla donna di raggiungere una consapevolezza di sé e della propria identità di genere, che la completano e agevolano nell’incontro con il maschile. Il primo stadio dello sviluppo femminile è uno stadio originario di fusione e indifferenziazione di cui il rapporto Demetra-Core è simbolo. Tale fase rappresenta uno stadio pre-egoico della psiche (che vale anche per il maschile) che si trova filogeneticamente e ontogeneticamente all’inizio di ogni sviluppo della coscienza, in cui non può ancora esistere un Tu. La fase successiva di differenziazione prevede il riconoscimento nella madre di un Tu altro da sé, che, contrariamente al bambino, per la bambina sarà lo stesso in quanto a genere, e coincide con la fase dell’autoidentificazione. Pur sperimentando la madre come altro rispetto a sé, la bambina non vive la diversità in modo così prepotente come avviene per il bambino. Ciò però la espone al rischio di restare imprigionata nel rapporto originario di autoconservazione, in cui l’Io femminile rimane legato all’inconscio e al sé materni .
Un terzo stadio coincide con l’irruzione dell’uroboro patriarcale (il rapimento di Core ad opera di Ade), e cioè con l’attivazione di forze interiori inconsce mobilitate dalla maturazione dell’istinto sessuale e da un desiderio vagamente intuito del maschile.
La fase finale prevede poi la liberazione della donna da questa potenza dell’uroboro maschile (ad esempio nella forma dell’idealizzazione del padre) e l’acquisizione di un maschile interiore adeguato che può aprirsi ad una vera relazione con l’uomo.
Colloquio clinico: mito, sogno e sintomi psicosomatici
Esporrò di seguito un primo ed unico colloquio avvenuto presso una struttura pubblica con una ragazza di diciotto anni, a cui inizialmente sono presenti entrambi i genitori, i quali sembrano mettere in scena lo stesso equilibrio familiare che verosimilmente li caratterizza anche fuori, ad impronta nettamente matriarcale. La madre risponde al posto della figlia, il padre, silenzioso, è seduto lontano dalle due donne e dà la chiara impressione di essere stato messo in un angolo, sia fisicamente, sia emotivamente. Il forte legame tra madre e figlia (come nel mito di Demetra e Core), e la conseguente esclusione della figura paterna, appariranno in tutta la loro evidenza. In queste circostanze capisco che la figlia non ha possibilità di esprimersi in quanto soggetto femminile. Chiedo allora ai genitori di uscire e la ragazza, lasciata sola, comincia a esprimersi più liberamente descrivendo la seguente sintomatologia, emersa nel momento in cui comincia ad approfondirsi una sua relazione con un ragazzo:
- una forte sudorazione ascellare come sintomo più invalidante, che la costringe a indossare solo magliette di cotone larghe oppure cucite a mano, che in chiave ecobiopsicologica potrebbe essere letta come spostamento, su un organo diverso da quello genitale, di un’eccitazione sessuale non accettata in quanto fortemente conflittuale. Il riconoscimento del desiderio sessuale implicherebbe infatti un attacco al potente legame con il materno.
- una sostanziosa perdita di capelli, coincisa con un episodio di derisione da parte alcune compagne, probabilmente a causa del forte legame che unisce la paziente alla madre. L’attacco al valore seduttivo dei capelli sembrerebbe così anch’esso legato alla sua incapacità di staccarsi dalla figura materna.
- un’intolleranza al lattosio che contraddice, attraverso il corpo, un legame solo apparentemente positivo con il materno. L’intolleranza al lattosio potrebbe infatti esprimere il suo desiderio di affrancarsi dalla fusione col materno, che al momento però non è sufficientemente forte perché sia possibile un rapimento da parte dell’uroboro patriarcale, anche in considerazione del tipo di figura paterna che si è intravista.
Conclusione
Ho cercato di analizzare il processo di evoluzione del femminile nelle diverse ma reciproche dimensioni, da quella collettiva (il mito) a quella psichica-individuale (un sogno che sembra riprodurre il mito stesso) a quella somatica-individuale, considerando i sintomi di un’adolescente in difficoltà. Il legame tra le tre dimensioni mi è parso chiaramente leggibile nella significativa sintomatologia di questa ragazza ancora immersa nel primo dei tre stadi di cui parla Neumann e incapace di andare oltre per giungere alla liberazione della propria individualità.
Fonti bibliografiche
Bolen, J. S., Le dee dentro la donna, 1991, Astrolabio, Roma
Frigoli D., Il codice psicosomatico del vivente, 1987, Aneb, Milano
Jacobi J., La psicologia di C.G. Jung, 1973, Bollati Boringhieri, Torino
Jung C. G., L'uomo e i suoi simboli, 1983 Cortina, Milano
Jung C.G., Kerényi K., Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, 1972 Bollati Boringhieri, Torino
Neumann E., La psicologia del femminile, 1975, Astrolabio, Roma

*Dott.ssa Monica Panzeri è psicologa e Psicoterapeuta Scuola Specializzazione ANEB. Interventi nell’ambito delle psicosi, per progetti sul territorio milanese tesi al recupero di pazienti psichiatrici. Collaborazione con Comunità Psichiatriche. Studio privato.

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