Aneb Associazione Nazionale di Ecobiopsicologia

Il vaginismo

TESINA
Autrice: Antonella Remotti*
Relatore: Dott. G. Cavallari


Abstract
Una prospettiva terapeutica ecobiopsicologica, impostata sull’unità psicosomatica, coniuga e mette in comunicazione aspetti inconsci psichici e reazioni somatiche creando un ponte tra ultravioletto e infrarosso. Il tema predominante di un percorso terapeutico volto alla soluzione del vaginismo è la ricerca di una identità femminile autonoma e differenziata dal materno, Nelle donne affette da vaginismo si è evidenziata l’incompletezza dello schema corporeo e dell’immagine mentale.
Viene proposta una terapia che interviene sugli aspetti somatici prevedendo l’educazione del pavimento pelvico attraverso l’inserimento di coni dilatatori di diametro e dimensioni crescenti in vagina e parallelamente viene condotta l’analisi e l’indagine di vissuti psicologici.
Il vaginismo può essere descritto nel modo più semplice come una contrattura involontaria dei muscoli che circondano l’introito vaginale. Tali muscoli in condizioni di normalità sono sotto il diretto controllo della donna, la quale può contrarli e rilassarli a piacimento. Nel vaginismo sono presenti fobia del coito e paura anticipatoria di sentire dolore. Una prospettiva terapeutica ecobiopsicologica, impostata su una concezione dell’unità psicosomatica che prende in considerazione sia la dimensione corporea che quella psicologica, può accelerare la risoluzione del sintomo vaginismo poiché si concretizza in una terapia congiunta, che collega con un legame di natura simbolica gli aspetti inconsci psichici e le reazioni somatiche creando un ponte tra ultravioletto e infrarosso. Il vaginismo simboleggia infatti un corpo femminile chiuso e adeso al materno, rappresentabile attraverso l’immagine di un uroboro. La risoluzione terapeutica di tale sintomo non ha come unica conseguenza la separazione dal corpo della madre, ma apre le porte alla sessualità e all’acquisizione di un corpo capace di provare piacere e di riprodursi incontrando il maschile. L’incontro con il maschile infatti conduce ad un cambiamento evolutivo, trasforma il corpo e crea le premesse per un femminile che comincia a vivere. Infatti un corpo chiuso e infantile, come quello di una donna vaginismica rifiuta il mutamento, la rottura dei limiti, il trascorrere del tempo. Aprirsi all’incontro con il maschile significa vivere il fluire della vita e con essa la crescita, l’invecchiamento e la morte. Fin dal primo incontro il tema predominante della terapia è la ricerca di una identità femminile autonoma e differenziata dal materno: infatti la problematica psicosomatica sottostante al vaginismo non è di natura esclusivamente e specificamente sessuale, ma può essere ricondotta, in una prospettiva più complessa, al con la madre e quindi ad una dimensione affettiva e di identità psicologica e di genere. L’appropriazione della femminilità e della sessualità ha come tappe obbligate innanzitutto la conoscenza del proprio corpo. I genitali femminili non sono accessibili alla vista, ma esplorabili attraverso il tatto, esperibili attraverso il ciclo mestruale che testimonia il normale funzionamento e la potenzialità riproduttiva.
Nelle donne affette da vaginismo si è evidenziata una peculiare immaturità dello schema corporeo e dell’immagine corporea. Lo schema corporeo è la sommatoria delle rappresentazioni sensoriali che, integrate a livello cerebrale, determinano la percezione del nostro corpo: in queste donne spesso non vi è ‘conoscenza’ dell’apparato genitale. Si rileva inoltre una problematica a carico dell’immagine mentale: quest’ultima è la rappresentazione del nostro corpo non solo da un punto di vista sensoriale, ma anche da quello psichico e fantasmatico: l’immagine mentale arricchisce lo schema corporeo aggiungendovi, in modo plastico, il contributo creativo dato dalla soggettività psicologica. La nostra immagine corporea è più ‘nostra’ dello schema corporeo, più personale e soggettiva. La creazione dell’immagine è un ‘atto costruttivo’, una espressione della Self-Agency. L’etimologia stessa della parola immagine (imago) ci indica propriamente l’idea della plasticità, in me ago significa conduco in me, induco, creo. Nelle donne affette da vaginismo la possibilità di dare vita soggettivamente ad una immagine del proprio corpo e della propria femminilità vitale e accettabile è spesso problematica. La terapia proposta comprende l’intervento sulla dimensione somatica del problema, prevedendo l’educazione del pavimento pelvico attraverso l’inserimento di coni dilatatori di diametro e dimensioni crescenti in vagina. I coni dilatatori permettono la percezione della vagina nelle sue dimensioni e potenzialità, contribuendo a costruire un’immagine mentale completando lo schema corporeo dei genitali. Per sfuggire però ad un approccio meramente meccanicistico ad un problema che ha evidenti risvolti psichici ed emotivi viene parallelamente effettuato un lavoro terapeutico attraverso l’indagine dei vissuti psicologici. La ‘chiusura’ meccanica della vagina infatti, in una prospettiva ecobiopsicologica, deve essere analogicamente compresa rapportandola ad una ‘chiusura’ psicologica e relazionale. In questo modo la penetrazione diventa una scelta, non viene più subita né rimane un’impossibilità.
E’ importante riflettere sul parallelismo esistente fra una buona sessualità corporea e l’intrinseca dimensione simbolica: l’incontro intimo nella sessualità esprime la tematica della differenziazione. La differenziazione rappresenta la capacità di mantenere il senso di sé quando si è emotivamente e fisicamente vicino all’altro. Esprime la capacità di amare senza cadere nella trappola della dipendenza. L’incontro tra femminile e maschile si costella allora di desiderio, creatività, piacere e aggressività. Attraverso la terapia del vaginismo la donna affronta pertanto anche la costituzione di un senso di identità, fiducia in se stessa che si esprime in modo solido e costruttivo nell’incontro con il maschile, risolvendo il tema della dipendenza e del bisogno di fusione con il materno. Per delineare le caratteristiche che deve possedere una terapia rivolta alla soluzione del vaginismo, è importante sottolineare che l’esistenza di tale sintomo posto a ponte tra corpo e psiche ci induce ad elaborare un trattamento che combini e alterni un approccio corporeo e uno psicodinamico. Una terapia che permetta di leggere analogicamente i nodi inconsci confluiti nel corpo, che hanno bisogno di essere raccontati e narrati dalla psiche, per arrivare a stati di maggior consapevolezza e integrazione e permettere quindi il cambiamento e la risoluzione del sintomo.

Bibliografia
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Schilder P., 1973, Immagine di sè e schema corporeo, Franco Angeli, Milano, 2006
Tumiati L., 2006, La freccia e il dolore, Bollati Boringhieri, Torino
*Dott.ssa Remotti Antonella, psicologa, Psicoterapeuta Scuola Specializzazione ANEB, vive e lavora a Como. Psicologa presso una struttura RSA, responsabile dell’area educativa e relazionale, membro del direttivo. Svolge inoltre attività di docenza di educazione sessuale negli istituti superiori, collabora a progetto come psicologa nella gestione di sportelli scolastici.  Svolge attività di tirocinio presso l’ambulatorio di vaginismo e dispareunia dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano.
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